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Su Schengen Macron ha un piano. E punta a far fuori l’Italia

L’Area Schengen torna al centro del dibattito europeo. Il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk,ha promosso nella sua Agenda strategica per il quinquennio 2019-2024 la garanzia di un “buon funzionamento” di Schengen. E al richiamo del presidente europeo hanno già risposto due leader degli Stati membri dell’Ue: Emmanuel Macron e l’olandese Mark Rutte.

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Il problema è che questa risposta franco-olandese non è certo rivolta a un miglioramento delle condizioni dell’Area Schengen per tutti gli Stati membri, ma c’è un chiarissimo messaggio rivolto ai governi del blocco sovranista. In che modo? L’idea di Macron e Rutte, come riporta La Stampa, è quella di creare una “mini-Schengen” in cui siano ammessi solo i Paesi che rispettano la ridistribuzione dei migranti in base alle quote europee e che soprattutto seguono pedissequamente quanto richiesto dall’Ue in termini di registrazione e controlli dei migranti. In pratica sono tre gli obiettivi di questo potenziale patto in seno all’Europa: Gruppo di Visegrad, Grecia e Italia. I primi perché non rispettano la redistribuzione dei migranti, mentre Atene e Roma perché a detto di Bruxelles non controllano a dovere il confine meridionale d’Europa.

Il problema è che, come spesso accade in Europa, la politica è sempre la stessa: quella del doppiopesismo. Perché Macron che bacchetta il fronte meridionale dell’Unione europea e il gruppo Visegrad si dimentica un dato a dir poco fondamentale. O meglio, più che dimenticarsene lui, lo dimenticano coloro che difendono a spada tratta il fantomatico europeismo del capo dello Stato francese così come quello degli altri leader europei che si ergono ad anti Visegrad e soprattutto a moralisti sui governi sovranisti.

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Perché se Italia e Grecia vengono accusate di “chiudere gli occhi” per far fluire i migranti verso nord (eppure il blocco dei porti dovrebbe proprio andare in direzione contraria a queste accuse) e i Paesi dell’Europa dell’Est vengono additati come veri nemici dell’integrazione, sei Stati membri hanno da tempo eluso completamente gli obblighi dell’Area Schengen estendendo di volta in volta di sei mesi i controlli ai confini dal 2015. La Commissione chiede da tempo un “rapido ritorno alla normalità”, eppure Austria, Danimarca, Germania, Norvegia e Svezia hanno già prolungato i controlli fino a novembre. Due anni fa la Commissione Ue aveva detto a tutti di finirla, che sarebbe stata l’ultima concessione. Ma a quanto pare nessuno ha dato retta a Jean-Claude Juncker. E l’idea che a Juncker sia interessata molto poco la scelta degli Stati membri, dal momento che facevano tutti parte di quell’asse centro-settentrionale dell’Ue che ne rappresenta il motore politico ed economico.

Caso ancora più interessante è poi quello della Francia di Macron, che ha deciso che fino al 31 ottobre saranno in vigore tutti i controlli alle frontiere. Insomma, siamo alle solite: da un lato da Oltralpe condannano gli altri perché – a suo dire – non rispettino gli obblighi di Schengen. Poi la stessa Parigi, di sua spontanea volontà, blinda i confini sospendendo quei medesimi regolamenti di cui si fa pubblicamente garante. Se non fosse drammaticamente importante per comprendere le dinamiche europee, la questione avrebbe dei tratti a dir poco comici, se non grotteschi. Solo che l’Eliseo sfrutta un cavillo: l’allerta terrorismo. Se poi si pensa che la Francia ha abbassato l’allerta terrorismo da anni, tutto fa ancora più riflettere sull’ipocrisia che si nasconde dietro la strategia di Macron.

Certo, tutto è estremamente curioso. Il piano Macron-Rutte, probabilmente avallato anche dalla Germania e con il solito placet di Juncker, prevede che Schengen sia sostanzialmente legata al rispetto delle regole di Dublino. Ma queste regole non solo colpiscono duramente i Paesi di frontiera come l’Italia, la Grecia e la Spagna, ma sono anche difese proprio dai Paesi che rendono impossibile agli Stati di frontiera di continuare con il rispetto pedissequo di questo Regolamento. Come si può chiedere a Atene e Roma di essere ancora più rigidi sui controlli quando i porti chiusi sono considerati un tabù? E come si può pensare che la solidarietà europea sia garantita da quello stesso Macron che respinge i migranti a Ventimiglia o che porta la gendarmerie in territorio italiano chiudendo a sua volta i confini? Ipocrisia che avrà però un costo altissimo: perché se passa la norma, o si accetta la nuova Schengen o se ne è tagliati fuori. E questo riguarda anche il commercio.

Fonte Gli Occhi della guerra

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